Si è conclusa, pochi giorni fa, la mostra fotografica «Non passarci sopra» sui valori della gratuità e della solidarietà, promossa dal Censis e che ha visto coinvolta anche Casa al Plurale, “esposta” in una delle immagini sul pavimento della Stazione Tiburtina. Ma che c’entra una casa famiglia, il cui lavoro degli operatori viene retribuito e giustamente – con il concetto di gratuità?
Luigi Vittorio Berliri, presidente del Coordinamento di case famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donne con bambino a rischio di Roma e del Lazio, lo spiega nel suo intervento partendo da un racconto di Primo Levi, ripreso dall’economista e scrittore Luigino Bruni.
«Ad Auschwitz ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del “lavoro ben fatto” è talmente radicato da spingere a far bene anche il lavoro imposto, schiavistico. Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i nazisti, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza, bensì per dignità professionale». Persino e paradossalmente in un lager!
Sono proprio la “dignità professionale” e il “bisogno del lavoro ben fatto” a caratterizzare il lavoro educativo. Prosegue Luigino Bruni: “L’etica delle virtù, che ha dato vita nei secoli anche all’etica delle professioni e dei mestieri, si basava su una regola aurea, una vera e propria pietra angolare dell’intera fabbrica civile: la prima motivazione del lavoro ben fatto si trova nella dignità professionale stessa”.
In sostanza, la necessaria e importante ricompensa monetaria o di altro tipo, che si riceve in contraccambio della prestazione professionale non è la motivazione del lavoro ben fatto – è questo il punto -, ma è solo una dimensione, certamente importante e co-essenziale, che si pone su di un altro piano: è, in un certo senso, un premio o un riconoscimento che il lavoro è stato fatto bene, ma non il suo “perché”.
“Il lavoro educativo è pieno di gesti gratuiti, tutte le nostre relazione essenziali sono gratuite e impagabili: un sorriso, uno sguardo, un gesto. Non siamo pagati per questo, ma proprio nella gratuità di queste relazioni c’è la forza di questo lavoro”, sottolinea Berliri.

Alla mostra fotografica sono raccontate alcune storie, tra cui quella di Hilal, portata agli onori della cronaca dalla giornalista de La Stampa, Flavia Amabile. «Schiaccia questo, non senti nulla e vai dritto in paradiso»: Hilal aveva 12 anni quando gli misero addosso il tritolo e un giubbetto esplosivo. Per tre volte si rifiutò di farsi saltare in aria, da kamikaze in Afghanistan. Una notte riesce a scappare dai talebani, che lo avevano legato e costretto in prigionia. Turchia, Grecia, poi Sicilia e, infine, Roma. Qui il Comune di Roma lo accoglie, è un minore straniero non accompagnato. Viene accolto in casa famiglia, dove grazie a quelle relazioni autentiche e gratuite (ma non “gratis”) Hilal diventa grande. Ritrova fiducia in se stesso. E nei suoi sogni. Il suo sogno è fare il pasticcere. Ed ecco che alcuni amici gli pagano il corso di pasticcere e poi anche lo stage. E il pasticcere, che gli aveva offerto lo stage, lo assume: contratto a tempo indeterminato e contributi pagati. Ciò significa per Hilal permesso di soggiorno rinnovato.
Quante relazioni in questa storia! Comune di Roma, volontari, educatori, casa famiglia, il pasticcere generoso. Tutto ciò serve per trasformare Roma in una Capitale capace di “misericordia”. L’etimologia della parola misericordia è “misereo” e “cordis”. “Misereo”, a suo volta vuol, dire compatire e “cordis” vuol dire “cuore”. “Cum – patire” è una parola molto bella, a sua volta significa “patire – con”. Patire, (da “patior”) oltre a soffrire significa più propriamente “provare un determinato stato d’animo”.
Quindi, misericordia non vuol dire il buon cuore, né un inefficace “volemose bene”. La misericordia è quella capacità di mettere il cuore assieme al cuore delle persone di cui ci si prende cura, far risuonare dentro quelle emozioni, belle o brutte che siano. Per essere autenticamente vicini, col cuore.
Sono questi alcuni dei temi che Casa al Plurale vorrebbe affrontare con l’amministrazione capitolina e, perciò, il Presidente Luigi Vittorio Berliri chiede pubblicamente un incontro all’Assessora al Sociale, Laura Baldassarre.
“Ieri sera ero a cena in casa famiglia, con persone con disabilità. Ho detto loro: “domani sarò al Censis a parlare di “gratuità”. Mi dite una cosa gratuita che sia bella?” E Patrizia, una donna con disabilità, avanti con gli anni, mi ha risposto: “la Vita”.

