Il Comune di Roma alle case famiglia: “I disabili in ospedale? Lasciteli da soli”. La lettera alla Sindaca Raggi

Pubblichiamo la lettera spedita, questa mattina, alla Sindaca Virginia Raggi e all’Assessora alle Politiche Sociali Laura Baldassarre da Casa al PluraleFedersolidarietà LazioAgci Solidarietà LazioLegacoopsociali LazioForum Terzo Settore Lazio. Al centro della missiva c’è la Convezione, appena inviata dal Comune di Roma alle case famiglia, che prevede tra le altre cose che “in caso di malattia e/o ospedalizzazione della persona con disabilità” non venga corrisposta alcuna retta. Le Associazioni hanno deciso così di mettere nero su bianco il proprio sconcerto: “Quando una persona con disabilità viene ricoverata, le spese per la casa famiglia aumentano, non diminuiscono. Ma soprattutto avete mai trascorso, giorno e notte, in un ospedale accanto ad una persona fragile?”

IL COMUNE DI ROMA ALLE CASE FAMIGLIA: “I DISABILI IN OSPEDALE? LASCIATELI DA SOLI”

Lettera aperta al Sindaco di Roma Virginia Raggi e all’Assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre

Marco ha 50 anni. Ha una disabilità gravissima, vive a Roma in casa famiglia. Ha imparato a riconoscere, ha imparato a sorridere. Non parla, ma come canta Niccolò Fabi: “insegna il silenzio in tutte le lingue del mondo

Non è autonomo in nulla: per mangiare, vestirsi, per andare al bagno serve una persona vicina a lui. È il mestiere faticoso e bellissimo dell’operatore sociale: un factotum capace di “esserci”. È il verbo “essere” che caratterizza il profilo professionale di un buon operatore. Saperci essere. Sempre, in tutte le occasioni.

A febbraio Marco sta male, la febbre sale: 38, poi 39. Analisi: c’è una infezione.

Di corsa in ospedale, dove viene ricoverato. Dovrebbe fare una tac. Una tac particolare una “uro tac in sedazione”, ma non esiste ospedale in grado di farla. Marco resta ancora in ospedale, per tanti giorni. Sono necessari accertamenti, flebo, cure.

Ogni giorno, ogni notte un operatore della casa famiglia dove vive Marco è al suo fianco. Marco non ha un papà né una mamma. Di chi è la responsabilità della vita di Marco? Di tutta la comunità. Che si chiama città, che si chiama Politica.

Marco è un adulto, ma con i bisogni, quelli primari, di un bambino piccolissimo.

A chi verrebbe in mente di dire che un bimbo deve essere lasciato da solo in ospedale? Ve lo immaginate un bambino di tre anni lasciato da solo in ospedale? Andrebbe contro il buon senso, contro le linee guida, contro la Carta dei diritti dei bambini in ospedale e si potrebbe ipotizzare addirittura il reato (591 cp) di abbandono di incapace!

In tutta Italia dovrebbero essere riconosciuti diritti simili alle persone con disabilità in ospedale. Esistono libri, documenti in cui sono raccolte tutte le buone prassi, redatte da un comitato scientifico (composto dai medici più esperti di tutta Italia) che hanno scritto la “Carta dei diritti delle persone con disabilità in ospedale”, adottata in diverse regioni d’Italia.

Potremmo definirle “passi avanti di civiltà”. E allora perché scriviamo? Perché senza pensarci in un attimo, con poche righe scritte in una convenzione, all’apparenza innocue, la “civiltà” si trasforma in “inciviltà”.

Il Comune di Roma, senza ascoltare nessuno, ha scritto le nuove convenzioni per le case famiglia, nelle quali si prevede che in caso di malattia e/o ospedalizzazione, verrà corrisposta una retta pari all’80% per un’assenza fino a 7 giorni, al 50% se l’assenza si protrae fino a 30 giorni, nel caso in cui l’assenza superi i 30 giorni non verrà corrisposta alcuna retta”.

Cara Sindaca, caro Comune di Roma, ci sarebbe piaciuto incontrarti e parlarne.

Ci saremmo aspettati una convocazione per la coprogettazione delle nuove regole. Un buon politico, un bravo dirigente ascolta chi ha esperienza sul campo. Poi sceglie, anche in libertà; ci mancherebbe. Ma dopo aver ascoltato. E, invece, ci arriva una comunicazione in cui si dice: “se vuoi gestire il servizio firma qui, entro 24 ore” e dove si dice praticamente di abbandonare le persone in ospedale da sole!

Siamo certissimi che Lei, se avesse letto queste righe o se ci avesse ascoltati, mai avrebbe scritto una cosa simile. Le avremmo spiegato che quando Marco si è ricoverato, le spese per la casa famiglia sono aumentate, non diminuite! La casa famiglia a malapena ha risparmiato i 3 euro per il pasto, ma il numero di operatori in turno in casa famiglia è rimasto lo stesso!

Mica il comune dà i soldi per mettere un operatore per ogni persona con disabilità! (magari fosse così!) Ce ne sono tre in tutto (e ne viene pagato meno di uno, ma questa è un’altra storia!) Non si può mica prendere una sciabola e dividere un quarto di operatore e mandarne una parte in ospedale e un’altra parte in casa (una narice, una mano, un orecchio e un ginocchio di qua, la lingua la spalla e i piedi di là?) …!

No, in questi tanti giorni, a fianco a Marco c’è stato un operatore in più! Rispetto a quelli necessari in casa. E lo sa, Sindaca, quanto costa tutto questo? Costa esattamente QUATTRO VOLTE l’importo di una singola retta.

Quindi Lei avrebbe potuto e dovuto scrivere: “Quando una persona con disabilità si ricovera, per prima cosa un immenso grazie agli operatori che se ne prendono cura, perché non è per nulla facile per nessuno: state facendo un gesto a nome e per conto del Comune, che ho l’onore di rappresentare. Per seconda cosa ecco i denari che occorrono per tutelare questa persona: per ogni giorno di ricovero sarà riconosciuto, oltre alle rette normali, una ulteriore retta pari al quadruplo!

Ci viene il mal di stomaco.

Domandiamo a chi ha pensato, scritto e poi firmato queste righe: “Siete mai stai in ospedale con un bambino? Avete mai passato notti e giorni dentro un ospedale, al suo fianco, con un magone che vi stringe la gola, con l’orecchio poggiato sul materasso per cogliere se “respira” o no? Con l’angoscia di sapere se si sveglierà? Vi siete mai interrogati di fronte all’infinita bellezza di una persona fragile che dorme in ospedale? Avete mai tenuto la mano a una persona che muore?”

No, non pensiamo che lo abbiate mai fatto. Altrimenti una cosa così non la avreste mai scritta. E non riusciamo a immaginare che qualcuno possa dire: “non lo sapevo che ci fosse scritta”. Non ci si dica che ci attacchiamo a un dettaglio.

Viviamo in un tempo in cui la cura dei dettagli, l’attenzione tra ciò che è inferno e ciò che non lo è, come direbbe Calvino, può salvarci. I dettagli… che non sono dettagli.

PS. Attendiamo, da davvero troppo tempo, che il Comune adegui le tariffe delle case famiglia a costo del lavoro che viene richiesto!

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👉🏻 Scarica la Lettera Raggi_ convenzione ospedale e disabilità_28 giugno 2019

 

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