I NOVE PUNTI CHE CI UNISCONO

problema_nove puntiNoi crediamo:

  1. Nella centralità della persona piuttosto della centralità del budget; noi crediamo che siano i diritti ad avere la priorità rispetto ai bisogni e che sia l’esigibilità dei diritti a determinare l’organizzazione dei servizi, attraverso risposte co-progettate, co-prodotte e seguite da un’attenta e continua “manutenzione”, alimentate dalla responsabile partecipazione di risorse pubbliche, risorse di impresa sociale e risorse della comunità locale.Siamo fortemente parte di tale comunità e, quindi, abbiamo la consapevolezza di fare azione politica a servizio delle città e dei suoi cittadini, per costruire, in sintonia con il proprio contesto sociale, economico, culturale e di senso, un sistema di garanzia all’esigibilità dei diritti di cittadinanza ed in particolare del diritto all’abitare nei normali contesti di vita.
  1. Accompagnare l’esistenza delle persone è questo il nostro lavoro e non la ricerca di un paradigma astratto di normalità. La nostra azione ha quindi un duplice obiettivo: vogliamo, da una parte, con competenza, contribuire a far evolvere le potenzialità delle persone e, dall’altra, aiutare i contesti di vita, gli altri, a riconoscere pienamente le loro identità e ad interagire positivamente con loro, ben consapevoli che solo in tal modo possiamo costruire opportunità con quel giusto clima di accoglienza, di serena convivenza e di rispetto, che escluda mondi finti e decontestualizzati.
  1. Noi crediamo che, pertanto, la dimensione territoriale sia la dimensione dove la persona vive, dove gioca la sua socialità e la sua salute e che le decisioni delle Istituzioni debbano rispettare tale dimensione, sempre e comunque garantendo i diritti costituzionalmente garantiti alla persona, come i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
  1. E’ necessaria la consapevolezza di una nuova cultura della salute, riconoscendo prima di tutto l’importante distinzione tra sanità e salute: tra cura delle malattie e costruzione del benessere personale e sociale, compresi i desideri e il diritto alla loro realizzazione. Il diritto alla salute, pur variando con il tempo, l’età, il contesto sociale, economico, lavorativo e relazionale, ha bisogno di un sistema fortemente integrato di servizi sanitari e sociali (integrazione obbligatoria per legge: 3 septies del D.Lgvo 229/99), in grado di garantire continuità e appropriatezza nelle azioni, richiedendo, per questo, un percorso inclusivo che si sviluppi in una dimensione temporale prolungata, che parta dalle fasi preventive e attraversi il “durante” e sostenga adeguatamente tutti i “dopo“.
  1. Crediamo che sia indispensabile, per una effettiva inclusione delle persone, un lavoro di rete per costruire progetti di vita personalizzati, sempre sostenuti da servizi integrati: sociali e sanitari, educativi, formativi, lavorativi e di inclusione sociale. Vogliamo attuare il protagonismo delle persone, costruendo insieme i singoli progetti personalizzati alla cui produzione partecipano le persone interessate, le loro famiglie, le loro comunità, facendo massima attenzione ad una visione multidimensionale degli interventi, e strutturarli, se necessario, nella modalità di un contratto vero e proprio.
  1. E’ un dovere promuovere la salute (benessere) di tutti, inclusi gli operatori. Operatori sempre più impegnati, prima di tutto, nel rispetto dell’umanità delle persone e del loro diritto di cittadinanza e poi nel dovere di orientare, in tale senso, l’organizzazione e le scelte quotidiane del loro luogo di lavoro, rompendo la tendenza verso pratiche di standardizzazione degli interventi, con il pericolo di istituzionalizzazione, abbandonando la sicura cinta del servizio e il rassicurante ed esclusivo rapporto duale o le pratiche di intrattenimento laboratoriale, per avventurarsi in progetti inclusivi ed essere “tessitori di relazioni” che li impegnano ad immergersi nei contesti reali di vita e accompagnare le persone nei diversi luoghi in cui la comunità vive. Questi operatori hanno diritto alla massima attenzione della loro salute, che richiede un forte investimento organizzativo a tutela del loro bene-essere.
  1. Vogliamo contribuire alla costruzione di un welfare diverso dall’attuale pericolosamente incanalato verso una prospettiva residuale di sola emergenza. Un welfare comunitario che si muova con la logica dell’investimento e non con la logica del costo; che vada oltre la concezione di uno sviluppo e di un uso individualista delle competenze. Vogliamo alzare gli occhi e riaffermare l’imprescindibile nostra natura di persone positivamente interdipendenti, che, assecondando la nostra natura collaborativa, possano contaminare il nostro contesto di vita, accettando la “diversitàcome valore e non come stigma, favorendo lo sviluppo e il riconoscimento multidimensionale di capacità e competenze, a servizio di azioni condivise di benessere personale e della comunità.
  1. Vogliamo essere attori di un processo di cambiamento culturale della sussidiarietà: rendere possibile, necessario e ragionevole affidare al livello più prossimo alle persone la realizzazione di interventi che valorizzino le risorse informali di cura dei propri contesti di vita e che promuovano il cambiamento e l’evoluzione di quel microcontesto sociale e culturale in cui vive la persona, elemento determinante per un possibile suo bene-essere.
  1. Vogliamo creare opportunità di inclusione, di partecipazione, di cittadinanza attiva orientate nella duplice prospettiva di diritti esigiti, ma anche di doveri di restituzione alla comunità dei benefici ricevuti e quindi di messa a disposizione delle comunità delle proprie capacità, per allargare la costruzione del benessere.i nove punti
 

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